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Sentivo di appartenere alla voragine con ogni mio atomo, avevo questa consapevolezza dall’istante in cui il mio cuore aveva emesso il primo battito.

Vivevo ai suoi margini, non mi allontanavo nemmeno un istante poiché ero cosciente che prima o poi mi sarei dovuta ricongiungere ad essa, mi sarei lasciata scivolare giù per il suo immenso abisso.

Ciò non mi procurava paura o angoscia, ero semplicemente in sintonia con il mio destino, con il mio viaggio.

Un giorno giunsero altre anime ai confini della voragine, ed una di loro mi chiese perché io vivevo ancorata ad essa.

Le risposi che era naturale per me vivere lì, non avrebbe avuto alcun senso spostarmi altrove, dato che io le appartenevo e lei mi apparteneva.

Il suo sguardo mi scrutava con comprensione e dolcezza, come se capisse realmente ciò che intendevo, con un’empatia che solo chi ha sentito ciò che l’altro sente può provare.

Dopo un lungo silenzio mi disse che pure loro le appartenevano e lo sapevano, ma avevano deciso di concedersi la vista di altri luoghi, di inebriare i sensi esplorando il mondo nel tempo a loro concesso e quando il momento di ricongiungersi alla voragine sarebbe giunto, si sarebbero lasciati andare senza rimorsi e con la gioia di aver visto e vissuto.

E.F.